×

QUANDO IL SOCIALE DIVENTA BUSINESS…

QUANDO IL SOCIALE DIVENTA BUSINESS…

Guarda il video: https://www.facebook.com/reel/1529643124820123

Questo modello di società turbo capitalista neoliberista trasforma in business le stesse tragedie sociali che genera e alimenta per rispondere ad una visione del mondo distopica e fuori da qualsiasi logica ispirata alla natura e alla razionalità.

Il male parte dalla gestione in partenariato pubblico/privato dei servizi pubblici. Se da un problema sociale nasce un lucro, un profitto per qualcuno, ci sarà chi tenterà di alimentare quel problema, ci sarà chi corromperà e si farà corrompere perché quel problema non si risolva mai.

Quindi mai generare partenariati pubblico-privati su questioni legate alla salute, all’istruzione, al lavoro e a tutto ciò che riguarda i diritti fondamentali delle persone : sarebbe un principio di buon senso che garantirebbe l’efficienza e il buon andamento nella gestione di diritti fondamentali tutelati dalla costituzione .

In una società sana funzionerebbe così, ma la nostra sana non è più da un pezzo.

Così come c’è chi lucra sulle disforie di genere degli adolescenti, che poi tende ad alimentare, per accrescere vari indotti: quello medico e farmaceutico delle transizioni di genere, quello psicologico, ecc., c’è anche chi lucra sull’affido dei minori la cui tutela viene sottratta ai genitori.

Grazie alla vicenda della “famiglia del bosco” è stato squarciato il velo sulla facilità con cui si strappano i minori alle famiglie di origine per affidarli a strutture ormai tutte private che per ogni bambino incassano fior di soldi pubblici. C’è un business di due miliardi di euro all’anno circa per queste strutture.

Strutture che sono talvolta in rete con assistenti sociali e magistrati che con grande disinvoltura, non senza qualche ragione “inclusiva”, talvolta dispongono l’allontanamento dei minori dalle famiglie di origine, quasi sempre per motivi economici.

Nel caso della famiglia del bosco colpevole di vivere come vivono in pace e senza conseguenze gli Amish negli USA, la reale ragione della sospensione della potestà genitoriale appare tutta ideologica, a meno di non voler considerare la volontà, da alcuni ipotizzata, di sfratto dei malcapitati da quel terreno per soddisfare le mire delle multinazionali Green che punterebbero a fare in quel territorio un parco eolico.

Abbiamo visto come in queste strutture i minori non è detto che stiano meglio, al contrario, rischino di finire dalla padella nella brace.

A parte il trauma di essere separati dai genitori e dai fratelli, questi bambini spesso non vengono nutriti in modo sano, ma con cibo processato o peggio. Per non parlare dei crimini efferati che si sono consumati in alcune comunità, vedi il caso Forteto su cui non si è mai voluto fare piena luce, anche nella commissione parlamentare appositamente istituita.

Esistono temi tabù nel nostro Paese: uno è proprio quello legato all’infanzia ed all’adolescenza, fasce d’età che, dietro le melense e ipocrite ragioni inclusive dei falsi buoni, sono in realtà sempre più esposte alle conseguenze di essere divenute anch’esse un indotto per qualcuno, nella società dei mercati in cui tutto ha un prezzo.

Più di una volta mi è capitato di raccogliere le confidenze di giovani adulti cresciuti in questi contesti e nessuno purtroppo me ne ha parlato bene. Dispiace solo che ad oggi nessuno dei miei confidenti su mia richiesta ha accettato di parlarne in pubblico.

Ogni giorno i politici fingono ipocritamente di piangere sulla fuga dei giovani, sull’abbassamento della natalità, simulando di ignorare che tutta la propaganda e le misure fin qui portate avanti hanno avuto questo preciso obiettivo, tra l’altro individuabile nel Kissinger report del 1974.

Ora fingono di portare avanti politiche per la natalità con varie misure tardive che non intervengono (e questo loro lo sanno bene) sulle cause, ma forniscono alle vittime degli insufficienti palliativi. A nessuno verrebbe mai in mente di mettere al mondo un figlio per godere dell’elemosina della Meloni.

In Italia più che in qualsiasi paese europeo non si investe nel futuro dei giovani, si favorisce solo la loro migrazione, per sostituirli con altri provenienti dal sud del mondo, di più basso livello di istruzione e di più modeste pretese, gente che nel nostro Paese non ha radici e quindi non è interessato a difenderlo.

L’intento malcelato di queste politiche è quello di far sì che il nostro paese mantenga lo status di colonia senza potersi emancipare.

Le misure che hanno prodotto questi danni non sono dovute ad incompetenza o ad errori della classe politica, perché entrambi gli schieramenti , destra e sinistra, si sono mossi in perfetta continuità per mantenere i salari bassi, per rendere difficile se non impossibile l’inserimento dei giovani nel mondo del lavoro, per alimentare la precarietà e per invitarli alla fuga, grazie ai programmi Erasmus sempre più diffusi.