Dall’unità d’Italia il nostro sud, che è la punta di diamante del nostro territorio, perché è la piattaforma nostra ed europea sul mediterraneo, invece di essere valorizzato con investimenti è stato letteralmente abbandonato.
Il nostro sud è diventato la piattaforma di altre potenze sul mediterraneo, tenuto sotto scacco dalla criminalità organizzata che ovviamente gioca un ruolo determinante per il controllo delle attività economiche per conto terzi, perché non possa mai risollevarsi. I residenti vengono oltretutto vigliaccamente criminalizzati da una politica delinquenziale cui hanno fatto sponda i media di regime per non essere in grado di contrastare quei fenomeni di corruzione voluti dal sistema e da esso stesso oliati e favoriti. Da noi l’onestà non paga, ma ovunque in Italia è così.
Chi cerca di fare qualcosa per cambiare le cose, chi denuncia, viene isolato innanzitutto da chi invece doveva dargli voce e sostenerlo. I nostri politici fanno a gara a conquistare e mantenere poltrone sempre più prestigiose e remunerative, cedendo su tutto ai programmi di cancellazione del futuro del sud. I magistrati più scrupolosi e zelanti nel catturare la bassa manovalanza della malavita organizzata e a disporre commissariamenti li mandano al sud per ottenere gratificanti passerelle, ma si guardano bene dal mandarli dove i giri di affari loschi vanno a recare vantaggio alla cosiddetta parte produttiva del Paese.
Ogni anno negli accordi di programma per le infrastrutture, per il sud c’è poco o nulla: tutto al nord, come se non fosse anche interesse del nord che il sud contribuisse secondo le sue potenzialità enormi alla crescita del nostro Paese, ma se viene negata ogni possibilità, ogni investimento, è chiaro che questi territori diventati una zavorra sono destinati a essere usati per servire il nord di manodopera a basso costo e di energia. Risultato: siamo sempre più servi e sempre meno predisposti a sollevarci.
È un’agenda italiana? Non credo… per quanto becera sia la nostra politica nazionale, non è nemmeno all’altezza di elaborare uno straccio di programma buono o cattivo, sono solo burattini in un teatro, i fili li tiene qualcuno più in alto.
È così che una pioggia più intensa del solito e un vento più forte del solito cancella l’esistenza di un intero paese in Sicilia, con tutte le strade e le vie di accesso e produce danni incalcolabili in Calabria e Sardegna, mentre noi devolviamo all’Ue i soldi destinati alla tutela dei territori, che poi ce li manda (quando e se) sottoposti a condizionali controproducenti perché in linea con gli interessi dei mercati e delle lobbies.
Così funziona, e la beffa è che ci dicono che è colpa nostra, perché siamo lavativi, accattoni, omertosi…
Anche quando ciò fosse vero, certamente saremmo stati istradati a diventare così dai pessimi esempi che abbiamo avuto dai politici scelti a Roma, dalle istituzioni assenti, bugiarde e colluse con la mafia, con le potenze egemoni e i mercati.
E adesso una nota ai trumpiani. Mi sembrano tanti Ugo Foscolo quando andò a militare nell’esercito napoleonico per poi subire la cocente delusione del trattato di Campoformio con cui quella che prima era una repubblica indipendente di lunga e gloriosa tradizione poi divenne una colonia austriaca.
La lezione della storia non l’abbiamo evidentemente imparata. Noi dovremmo far lega con i popoli sottomessi all’impero anglo statunitense e francese, non cercare di fare i furbi offrendoci al migliore offerente. Non ci è mai andata bene la politica proditoria che abbiamo portato avanti finora, perché Trump dovrebbe costituire per noi un’opportunità? Pensiamo forse che Trump voglia liberarci dalle basi statunitensi, dal MUOS? Gli USA sono parte non insignificante del PROBLEMA che abbiamo. E cerchiamo soluzioni proprio da loro?
Noi dobbiamo innanzitutto puntare a liberare il nostro Paese da qualsiasi presenza straniera e condizionamento dei mercati. Solo così sconfiggeremo la mafia, la corruzione, la politica scadente e la concorrenza sleale guadagnandoci il posto nel mondo che la nostra privilegiata posizione geografica ci può riservare. Non abbiamo bisogno di un nuovo padrone, ma di LIBERTÀ!
Chiudo con una citazione del coro dell’atto III dell’Adelchi (A. Manzoni):
“Udite! quei forti che tengono il campo,
che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
son giunti da lunge, per aspri sentier:
sospeser le gioie dei prandi festosi,
assursero in fretta dai blandi riposi, 35
chiamati repente da squillo guerrier.
Lasciar nelle sale del tetto natio
le donne accorate, tornanti all’addio,
a preghi e consigli che il pianto troncò:
han carca la fronte de’ pesti cimieri, 40
han poste le selle sui bruni corsieri,
volaron sul ponte che cupo sonò.
A torme, di terra passarono in terra,
cantando giulive canzoni di guerra,
ma i dolci castelli pensando nel cor: 45
per valli petrose, per balzi dirotti,
vegliaron nell’arme le gelide notti,
membrando i fidati colloqui d’amor.
Gli oscuri perigli di stanze incresciose,
per greppi senz’orma le corse affannose, 50
il rigido impero, le fami durar:
si vider le lance calate sui petti,
a canto agli scudi, rasente agli elmetti,
udiron le frecce fischiando volar.
E il premio sperato, promesso a quei forti, 55
sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
d’un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
all’opere imbelli dell’arse officine,
ai solchi bagnati di servo sudor. 60
Il forte si mesce col vinto nemico,
col novo signore rimane l’antico;
l’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
si posano insieme sui campi cruenti 65
d’un volgo disperso che nome non ha.”
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